Già nella scorsa stagione estiva abbiamo sostenuto mediaticamente le proteste del gruppo spontaneo di cittadini di Centrovalle contro l’ordinanza sindacale che disponeva la chiusura anticipata di alcune tipologie di esercizi commerciali. Da oggi, e per il futuro, seguiremo con massima attenzione e garantiremo il nostro supporto politico e organizzativo al comitato di cittadini impegnato a fare chiarezza sul progetto dell’impianto di betonaggio previsto a Castiglione d'Intelvi.
Dopo essere stati ignorati dalle istituzioni e dalle parti in causa, i cittadini e i comitati locali si sono organizzati autonomamente per richiedere precise garanzie sui seguenti punti critici:
Ubicazione critica: L'area individuata sorge nei pressi del distributore di carburante locale, in una zona a forte vocazione turistica, residenziale e naturalistica.
Impatto ambientale e salute pubblica: Preoccupano i rischi connessi alle emissioni di polveri sottili, all'inquinamento acustico generato dal frantoio e al costante transito di mezzi pesanti, oltre al severo impatto paesaggistico.
Consumo di risorse idriche: Un impianto di betonaggio e frantumazione richiede un ingente e costante apporto idrico quotidiano per l'impasto del calcestruzzo e l'abbattimento delle polveri. Si teme che questo volume di prelievo possa gravare sulle riserve idriche della valle, già colpita in passato da gravi crisi nell'approvvigionamento di acqua potabile.
L'attivazione di questo impianto è considerata da Anas un tassello fondamentale per la nuova fase di pieno sviluppo del cantiere della Variante. A seguito della ridefinizione degli accordi contrattuali tra Anas e l'impresa esecutrice, i lavori sulle gallerie sono ripartiti a pieno regime con oltre 200 operai.
Tuttavia, dato che il nuovo cronoprogramma ufficiale fissa il termine contrattuale dei lavori ad aprile 2031, la prospettiva di convivere con l'impianto a Castiglione per i prossimi 4-5 anni spinge i residenti a chiedere la delocalizzazione o modifiche radicali al progetto.
Il transito di autoarticolati di grandi dimensioni verso Castiglione risulta logisticamente insostenibile: le caratteristiche morfologiche dei tornanti, non idonei a supportare tale flusso, rischiano di provocare sistematici blocchi della viabilità. Vengono meno, pertanto, le obiezioni di carattere logistico ed economico sollevate da Anas.
Se da un lato la normativa ambientale impone che il materiale roccioso estratto dalle gallerie (smarino) sia riutilizzato come risorsa e non smaltito come rifiuto, dall'altro ciò non deve precludere scelte improntate alla sostenibilità e alla tutela della salute dei cittadini. Anas ha optato per questa soluzione nel tentativo di rispettare le tempistiche contrattuali e contenere i costi, dal momento che il trasferimento dei materiali fuori provincia aveva paralizzato il cantiere negli anni scorsi. Tuttavia, i ritardi accumulati per la mancata rilevazione preliminare di idrocarburi e arsenico nei terreni di scavo evidenziano una grave carenza di programmazione, i cui costi non possono essere scaricati sulla collettività.
Come Patto per il Nord Como, riteniamo che esistano soluzioni alternative geograficamente vicine, ma situate in contesti morfologici decisamente meno vulnerabili rispetto a Castiglione d'Intelvi, senza la necessità di trasferire i materiali in pianura:
Siti dell'Alto Lago di Como e del Ceresio: Aree storicamente legate all'attività estrattiva e industriale, come l'ex Cava Citrini, l'area di Porlezza (Cava Rg1) o Grandola ed Uniti. Quest'ultima ospita già il campo base e un cantiere di servizio della Variante, originariamente concepito proprio come polmone logistico per lo stoccaggio e la caratterizzazione dello smarino. A Porlezza sono inoltre attivi siti estrattivi e di recupero in zone industriali pianeggianti e distanti dai centri residenziali.
Trasporto via acqua (Opzione Lecchese): Una proposta di forte impatto prevede il trasferimento dello smarino tramite chiatte direttamente dal cantiere di Colonno verso l'ex Cava del Moregallo (tra Mandello del Lario e Valmadrera). Questo ampio sito estrattivo sulla sponda orientale del Lago di Como è già stato utilizzato in passato come deposito per le grandi opere del capoluogo (incluso il cantiere delle paratie). Essendo pianeggiante, a livello dell'acqua e accessibile via lago, questa opzione azzererebbe completamente il traffico di mezzi pesanti sui passi montani della Val d'Intelvi.
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per il Nord Como
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